
Il messaggio che la quaresima ci ha consegnato e che come comunità stiamo cercando di realizzare è il combattimento spirituale. Ce lo ha indicato la Parola di Dio della prima domenica e le pratiche di pietà del digiuno, dell’elemosina e della preghiera sono la strada che percorriamo per la nostra conversione. Come discepoli seguiamo il Maestro sulla via della croce, sapendo che camminiamo contro corrente rispetto alla logica del mondo.
C’è un progetto che Gesù ha consegnato: è il suo Regno, la cui costruzione è affidata anche alla Chiesa e noi ci sentiamo depositari di una Parola, siamo investiti di una Forza che viene dall'Alto. Oggi questo Regno che avanza nella storia ci chiede di essere missionari, cioè annunciatori dell'opera che Dio fa in noi. Non annunciamo narcisisticamente noi stessi, anche se consumiamo molte nostre forze nella Vigna del Signore, ma quello che il Signore ha fatto e sta facendo in noi. Gesù, quando ci affidiamo a Lui, è la verità che come i raggi X ci fa prendere coscienza del peccato. Lo ha fatto con una donna di Samaria, assetata come Lui non solo di acqua materiale ma dell’acqua viva dell’amore di Dio, che lo Spirito santo effonde su di noi. Dall’incontro con Gesù questa donna, che aveva una vita affettiva disordinata, viene guarita, lascia la sua anfora al pozzo e corre ad annunciare ai samaritani di aver incontrato il Messia. L'incontro con un giudeo sconosciuto e nemico è stato un evento rivelativo e trasformante. La donna si è sentita amata dal Signore e con la gioia nel cuore si è sentita trasformata a tal punto da abbattere tutti i muri che la tenevano prigioniera soprattutto del pregiudizio. Gesù è venuto a manifestare l’opera di Dio e attraverso la guarigione del cieco nato ha infranto l’opinione che vedeva nella disabilità il castigo di Dio per i peccati dei genitori o dello stesso cieco. Quest’uomo guarito nel corpo, di fronte all’indifferenza dei passanti, alla ottusità della mente e del cuore dei farisei e alla pusillanimità dei suoi genitori, ha reagito con una fede coraggiosa difendendo Gesù come profeta e inviato di Dio, col rischio di essere estromesso dalla sinagoga.
La fede in Dio, che non solo risana le ferite del cuore e del corpo ma è disposto a ridarci la vita dopo la morte, è espressa nel vangelo della risurrezione di Lazzaro. E’ un miracolo emotivamente sconvolgente che rivela come l’opera di Gesù non può essere fermata dalla incredulità dei giudei che lo condanneranno a morte, pensando di essersi tolto dai piedi un rabbi scomodo.
La nostra fede in Gesù si è nutrita in questa quaresima della testimonianza di questi personaggi evangelici. Sono per noi un modello per vivere bene il battesimo e perciò vivere da amati, da illuminati, da risorti. Questa è la nostra speranza: il credere che è possibile il cambiamento del cuore; è possibile, pur nella nostra fragilità, lasciarci sedurre dalla forza della Parola e della testimonianza del Signore. Vigilando sulle nostre parole e sulle nostre opere lasceremo lavorare più facilmente la grazia del Signore che desidera la nostra santificazione.
La Pasqua che stiamo per vivere ci rafforzi nella speranza che Dio è più forte di tutte le pietre dei nostri peccati che mettiamo sulla tomba di Cristo, pensando di relegarlo ai margini della nostra vita.
Il Risorto, il Vivente ci rincorrerà sulle strade del mondo e non ci darà tregua per tirarci su dalla tristezza, dallo scoraggiamento per dirci che è Lui il Salvatore del mondo.
di don Vito Palmisano
Leggi tutto »