I COLORI DELLA QUARESIMA

Tolta la carne al carnevale siamo entrati nel tempo austero della quaresima, i cui colori appaiono tetri al nostro animo. Abbiamo accolto il grigio della tristezza,nel pensare alla nostra morte, con il rito dell'imposizione delle ceneri. Anche se di moda, il viola s'intona bene con la crisi economica che ci esorta alla sobrietà e il biancore di un viso macerato dal digiuno ci richiama il lavoro interiore del dominio degli istinti. Questo stato d'animo non differenzia noi credenti dalla schiera degli indifferenti a Dio, così numerosa oggi, perchè il mondo che va a rotoli non ispira per nulla ottimismo. Questi colori quaresimali sono solo la scorza di un tempo che, agli occhi di Dio, è molto più luminoso. I quaranta giorni di preparazio-ne alla Pasqua vengono scanditi dalle opere peni-tenziali del digiuno, della preghiera e della carità, che vogliono concretizzare il nostro ritorno a Dio, la nostra conversione dal peccato. Il mea culpa s'incrocia con l'abbraccio misericordioso del Padre, che mai smette di sperare in un nostro ritorno dal buio del peccato. Col nero-blu della notte coloriamo l'esperienza di vivere senza Dio, senza riferimenti alla sapienza della sua parola, concentrati nel gustare l'eufo-ria di una libertà, sganciata da condizionamenti esterni ma in preda poi a speranze spesso illusorie. Il vangelo delle domeniche di quaresima di quest'anno ci presenta un Gesù che ci mostra il volto del Padre, ricco di misericordia. L'evangelista Luca nella 3 domenica ci mette in guardia dalle resistenze che mettiamo in atto per non convertirci. La riflessione sui fatti di cronaca del tempo, che narravano disgrazie dovute a crolli improvvisi di torri o vendette di Erode sui suoi nemici, portava alcuni a considerare quegli sventurati più peccatori di altri. Gesù slega l'effetto (la loro morte) dalla causa (l'essere peccatori), ma ci ammonisce esortandoci alla conversione, per non morire allo stesso modo. Il rimanere nel peccato ci danneggia in tutti i sensi, soprattutto per il nostro destino eterno, che Dio prepara per noi, come comunione piena con Lui.
La parabola del Padre misericordioso ci fa vedere i chiarioscuri del peccato, del pentimento, della confessione e della festa del perdono. Il blu oscuro del burrone, in cui era caduto il figlio più giovane, si mescola col giallo luminoso dell'abbraccio del Padre e nasce il verde di una vita nuova piena di speranza. “Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”, con queste parole comprendiamo come il nostro Dio ci ama, sa attendere ma anche ci cerca per portarci sulle sue spalle nel suo ovile, come il pastore con la pecora smarrita. Se il nostro orgoglio ci pone, a volte, al di sopra degli altri come giudici, la parola di Gesù “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra” ci costringe a guardarci dentro e a correre a lavarci nell'azzurro dell'acqua di fonte per rinascere alla Grazia e mettere gli anticorpi per non peccare più.
Il racconto della passione di Cristo secondo Luca ci lascia alcune pennellate del colore caldo della misericordia. Innanzitutto lo sguardo limpi-do di Gesù nel cortile del sinedrio s'incrocia col volto oscuro di Pietro, che poco prima lo aveva rinnegato e il suo pianto di pentimento rafforza la sua fede per confermare i fratelli, che come lui sono caduti nel peccato. Prima di morire Gesù perdona i suoi crocifissori, scusandoli e al ladrone convertito assicura il Paradiso. Già s'intravedono, nel tramonto del venerdì santo,i colori della Pasqua di risurrezione. L'avvicinarsi al Signore nel deserto quaresimale, per accogliere il suo perdono, ci metterà in forma a livello spirituale; canteremo allora con gioia l'alleluia la notte di Pasqua, perché la luce di Cristo risorto ha vinto le tenebre della morte e del peccato.

