GUSTATE E VEDETE COME E' BUONO IL SIGNORE












Nei quaranta giorni che vanno dalla Pasqua all'Ascensione Gesù risorto è all'opera per radunare il gregge degli aposto-li, dispersi dallo scandalo della croce. E' un Gesù che irrompe all'improvviso, si nasconde nei panni di un pellegrino o di un giardiniere e la sua presenza, con parole illuminanti e gesti rassicuranti, rianima il cuore e coagula la comunione tra i suoi. La paura, che aveva paralizzato il cuore spingendoli a salvare la pelle, cede il posto al corag-gio. Gli apostoli scoprono di aver ricevuto un altro avvocato e consolatore: lo Spirito di verità. Non vedono più il Maestro come prima della sua morte, ma tirano fuori dalla loro memoria, come un rallentatore, parole e gesti del passato che ora assumono un nuovo significato e danno slancio alla loro azione di testimoni della lieta notizia. La tristezza cede il posto alla gioia, la paura viene sconfitta dal coraggio. Gesù risorto diventa la garanzia che l'uomo è risanato, redento riconciliato: è una nuova creatura.
La lotta tra il bene e il male, tra la morte e la vita, tra il peccato e la grazia continua ma all'orizzonte c'è una speranza: Gesù è il vincitore. Il suo amore misericordioso ci libera dal peccato, la sua provvidenza ci sostiene nella beatitudine della povertà, la sua fedeltà ci rialza da ogni errore.
La chiesa oggi, erede di quella lieta notizia, continua i suoi passi nella storia sempre sorretta dall'aiuto dello Spirito. E' una chiesa ferita da attacchi nemici, ma capace di fare pulizia con umiltà dalla sporcizia di alcuni suoi membri. E' una chiesa minoritaria ma non depressa, con una fede meno standardizzata e più oggetto di scelta personale. E' una chiesa chiamata a fare compagnia ai cercatori di Dio. Pur essendo stata pensata, creata, e amata da Dio la chiesa è sempre alla ricerca del suo Signore. Il Dio che ha fatto irruzione nella storia con l'incarnazione del Verbo è anche un Dio che si nasconde e chiede alla sua diletta sposa (la Chiesa) di non smettere di cercarlo. Sant'Agostino dice “Signore, non ti cercherei se non t'avessi già trovato”. La nostra conoscenza di Dio è graduale e solo dopo la morte arriveremo alla sua pienezza. Nel nostro camminare con chi è lontano dalla fede, ma si pone in una sincera ricerca, possiamo condividere quello che abbiamo già trovato.
Il salmo 33 ci fa pregare con queste parole “Gustate e vedete come è buono il Signore”. La strada da percorrere e i sensi da attivare sono collegati con l'esperienza dello stare a tavola. I vangeli ci rac-contano che spesso Gesù, invitato a tavola da diverse persone, ci ha trasmesso gesti e insegnamenti che sono rimasti impressi nella memoria. I farisei, a lui ostili, lo descrivono come un mangione e un beone. Per ricordarlo, Gesù ci ha lasciato l'Eucaristia: il sedersi attorno a un tavolo per condividere il pane spezzato, segno di amore. Nella preparazione alla prima comunione abbiamo organizzato per il 18 aprile scorso una domenica di convivialità. Dopo la messa alcune catechiste, con una trentina di ragazzi, si sono messe a fare il pane. I loro genitori hanno cucinato lasagne e cotolette e alle tredici eravamo in centoventi, seduti a tavola a gustare un cibo condiviso.
Di proposito i fanciulli di prima comunione hanno fatto i servi, portando ai tavoli i vari piatti e rimettendoli vuoti nella pattumiera. Non è mancata l'allegria, con i complimenti ai cuochi e alle cuoche e poi tanta frenesia e voglia dei ragazzi di giocare, di divertirsi sotto l'occhio vigile di qualche genitore. Eravamo come una grande famiglia. Alla fine i nostri occhi vedevano volti più sereni e cuori più sollevati, purificati dalle tossine dell'ansia, della solitudine che caratterizzano le nostre ferialità. Pur non avendolo visto, abbiamo comunque fatto esperienza di Dio.
In questo mese di maggio vivremo intensamente le prime comunioni dei nostri fanciulli e la cresima dei nostri ragazzi. Nello stare attorno alla mensa eucaristica vorremmo gustare un po' di più il Signore per lasciarci amare e incamerare una forza nuova che ci proietti fuori dal tempio. Continueremo a fare esperienza di Lui per le strade sempre accidentate della nostra storia, ma non da soli ma con quell'Amico in più, a noi fedelissimo e con tanti amici a cui raccontare riflessioni e sensazioni dell'esperien-za fatta con Il Crocifisso risorto.

Don Vito Palmisano

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