
Giovedì 28 ottobre è uscito il documento dei vescovi italiani sull'emergenza educativa che illuminerà la prassi delle nostre chiese in questo nuovo decennio. Questa luce era attesa da tempo perché non si poteva più brancolare
nel buio dei disvalori, della mancanza di senso, del pensare che il bene è impossibile, quando per noi cristiani Cristo è la luce del mondo e la chiesa è chiamata a diffonderla. Se la parola educazione viene dal latino e significa “portare fuori, far venire alla luce le potenzialità nascoste della persona” la chiesa non poteva non tirar fuori dal suo deposito di fede questa buona notizia che “Gesù è per noi non un maestro ma il maestro. La sua autorità, grazie alla presenza dinamica dello Spirito, raggiunge il cuore e ci forma interiormente, aiutandoci a gestire, nei modi e nelle forme più idonee, anche i problemi educativi.” (16)
Il card. Bagnasco nel presentare il documento diceva: “Si nasce liberi, è vero, ma bisogna imparare a essere liberi, altrimenti si pensa che la libertà sia fare tutto ciò che si vuole.” A questa libertà bisogna saper dare una direzione che è il raggiungimento della pienezza dell'amore come verità dell'uomo. Gesù stesso ha educato amando e facendocelo vedere con la sua stessa vita.
Nel documento è stata citata una frase attribuita a S. Giovanni Bosco: “L'educazione è cosa del cuore e Dio solo ne è il padrone e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte e non ce ne mette in mano la chiave.” E' fondamentale nell'azione educativa che educatore ed educando si mettano in gioco, che entrambi si correggano e si lascino correggere, mantenendo il loro rapporto in un clima di gratuità e rifuggendo dall'autoritarismo e dal per-missivismo.
L'educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene e la sua autorevolezza si gioca sul campo della coerenza della vita e con il coinvolgimento personale. Per questo “la passione educativa è una vocazione, che si manifesta come arte sapienziale acquisita nel tempo attraverso un'esperienza maturata alla scuola di altri maestri (29).
La chiesa facendosi discepola del divin Maestro, con l'aiuto dello Spirito, dalla Pentecoste è diventata una madre che educa. Nel documento è citata questa frase di S. Agostino: “Oh Chiesa cattolica, oh madre dei cristiani nel senso più vero… tu educhi e ammaestri tutti. I fanciulli con tenerezza infantile, i giovani con forza, i vecchi con serenità, ciascuno secondo l'età, secondo le sue capacità..”
Educando alla vita buona del Vangelo la chiesa lancia un'alleanza educativa tra le istituzioni. Nel 4 capitolo ci si sofferma a dire che il primato educativo spetta alla famiglia e nel cantiere della chiesa, la parrocchia è crocevia delle istanze educative. Anche la scuola e l'università giocano un ruolo importante. La chiesa offre il suo contributo sollecitando tutti affinché la società diventi sempre più terreno favorevole all'educazione. Si chiede alla società di favorire condizioni e stili di vita sani e rispettosi dei valori in modo da promuovere lo sviluppo integrale della persona. Non si trascura l'apporto della tecnologia digitale a livello educativo. Occorre educare alla conoscenza
di questi mezzi e dei loro linguaggi e imparare a saperli usare valutando i messaggi e gli influssi sulla persona, sapendo che sono mezzi che hanno una considerevole forza di attrazione e di coinvolgimento.
Per concludere al 5 capitolo i vescovi danno delle indicazioni per la progettazione pastorale. La novità di oggi nel processo educativo è di “curare relazioni aperte all'ascolto, al riconoscimento, alla stabilità dei legami e alla gratuità”(53). Occorre stare accanto ai genitori per offrire loro con disponibilità e competenza proposte educative valide. C'è tanto da fare ma abbiamo davanti un tempo favorevole all'azione dello Spirito, perché la chiesa continui ad indicare la strada della salvezza integrale dell'uomo così come Cristo, nostro pedagogo, ci ha testimoniato e realizzato.
Don Vito Palmisano
nel buio dei disvalori, della mancanza di senso, del pensare che il bene è impossibile, quando per noi cristiani Cristo è la luce del mondo e la chiesa è chiamata a diffonderla. Se la parola educazione viene dal latino e significa “portare fuori, far venire alla luce le potenzialità nascoste della persona” la chiesa non poteva non tirar fuori dal suo deposito di fede questa buona notizia che “Gesù è per noi non un maestro ma il maestro. La sua autorità, grazie alla presenza dinamica dello Spirito, raggiunge il cuore e ci forma interiormente, aiutandoci a gestire, nei modi e nelle forme più idonee, anche i problemi educativi.” (16)
Il card. Bagnasco nel presentare il documento diceva: “Si nasce liberi, è vero, ma bisogna imparare a essere liberi, altrimenti si pensa che la libertà sia fare tutto ciò che si vuole.” A questa libertà bisogna saper dare una direzione che è il raggiungimento della pienezza dell'amore come verità dell'uomo. Gesù stesso ha educato amando e facendocelo vedere con la sua stessa vita.
Nel documento è stata citata una frase attribuita a S. Giovanni Bosco: “L'educazione è cosa del cuore e Dio solo ne è il padrone e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte e non ce ne mette in mano la chiave.” E' fondamentale nell'azione educativa che educatore ed educando si mettano in gioco, che entrambi si correggano e si lascino correggere, mantenendo il loro rapporto in un clima di gratuità e rifuggendo dall'autoritarismo e dal per-missivismo.
L'educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene e la sua autorevolezza si gioca sul campo della coerenza della vita e con il coinvolgimento personale. Per questo “la passione educativa è una vocazione, che si manifesta come arte sapienziale acquisita nel tempo attraverso un'esperienza maturata alla scuola di altri maestri (29).
La chiesa facendosi discepola del divin Maestro, con l'aiuto dello Spirito, dalla Pentecoste è diventata una madre che educa. Nel documento è citata questa frase di S. Agostino: “Oh Chiesa cattolica, oh madre dei cristiani nel senso più vero… tu educhi e ammaestri tutti. I fanciulli con tenerezza infantile, i giovani con forza, i vecchi con serenità, ciascuno secondo l'età, secondo le sue capacità..”
Educando alla vita buona del Vangelo la chiesa lancia un'alleanza educativa tra le istituzioni. Nel 4 capitolo ci si sofferma a dire che il primato educativo spetta alla famiglia e nel cantiere della chiesa, la parrocchia è crocevia delle istanze educative. Anche la scuola e l'università giocano un ruolo importante. La chiesa offre il suo contributo sollecitando tutti affinché la società diventi sempre più terreno favorevole all'educazione. Si chiede alla società di favorire condizioni e stili di vita sani e rispettosi dei valori in modo da promuovere lo sviluppo integrale della persona. Non si trascura l'apporto della tecnologia digitale a livello educativo. Occorre educare alla conoscenza
di questi mezzi e dei loro linguaggi e imparare a saperli usare valutando i messaggi e gli influssi sulla persona, sapendo che sono mezzi che hanno una considerevole forza di attrazione e di coinvolgimento.
Per concludere al 5 capitolo i vescovi danno delle indicazioni per la progettazione pastorale. La novità di oggi nel processo educativo è di “curare relazioni aperte all'ascolto, al riconoscimento, alla stabilità dei legami e alla gratuità”(53). Occorre stare accanto ai genitori per offrire loro con disponibilità e competenza proposte educative valide. C'è tanto da fare ma abbiamo davanti un tempo favorevole all'azione dello Spirito, perché la chiesa continui ad indicare la strada della salvezza integrale dell'uomo così come Cristo, nostro pedagogo, ci ha testimoniato e realizzato.
Don Vito Palmisano
0 commenti:
Posta un commento
Attenzione i commenti sono moderati.